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Il comune di Palagonia appartiene a: Regione Sicilia - Città metropolitana di Catania

Storia

Il Territorio e le Presenze

di Antonio Cucuzza



Palagonia, dal punto di vista documentario, nasce in periodo normanno, ma a ben cercare, nelle immediate vicinanze si conservano vestigia che documentano come il territorio sia stato abitato sin dalla preistoria più antica.
Tra queste Rocchicella, oggi territorio di Mineo, ma a non più di un paio chilometri da Palagonia; da dove provengono manufatti riconducibili al Paleolitico superiore (circa 12.000/10.000 a.C.) e l'insediamento Mesolitico di Perriere Sottano (circa 9.000 a.C.), in territorio di Ramacca ma prossimo a Palagonia, risultati tra i più antichi della Sicilia.
Tra gli insediamenti più importanti ritrovati risaltano per la loro entità, il sito preistorico Callura-Sciccaria (fine V millennio/1400 a.C.), con una fattoria in attività dal III sec. a.C. al periodo Bizantino ed i resti di un casale appartenuto ad un monastero basiliano (monaci di rito greco); il sito di Acquamara, composto da un villaggio preistorico fortificato (III millennio/mille a.C.); un insediamento preistorico in contrada Frangello (territorio di Militello), con una necropoli e i resti di una masseria con materiali che vanno dal periodo greco classico al medioevo; l'insediamento di Fiumefreddo (territorio di Lentini), con un villaggio preistorico, materiale bizantino e masseria medievale; il villaggio e la necropoli di Coste Santa Febronia; e ancora altri.

Attorno all'attuale paese, sin dall'antichità si sono verificati e succeduti avvenimenti di cui oggi poco o niente sappiamo, tranne per quello che riguarda Ducezio ed i Palici. Poco lontani da Palagonia esistono due laghetti di Naftia a cui è legata la storia siciliana tra il 460-440 a.C. Infatti, in questo periodo Ducezio, re di uno staterello siculo, riesce a coalizzare intorno agli dei Palici, tutti i siculi minacciati di sopraffazione da parte delle colonie greche in Sicilia. I Palici erano gli dei a cui erano sacri i giuramenti; in caso di liti era a loro che si ricorreva. Erano protettori degli schiavi e facevano profezie, secondo quanto ci hanno tramandato vari scrittori antichi e in particolare Diodoro e Macrobio.

Secoli oscuri seguirono a questi avvenimenti: Palica distrutta, Ducezio morto lontano, i Palici pian piano dimenticati. Ma nei dintorni la vita continua e le masserie romane e bizantine lo attestano. Di questo periodo ci rimangono due gioielli architettonici: l'oratorio bizantino di Coste di Santa Febronia e la basilica paleocristiana di San Giovanni.
L'oratorio, è una chiesetta interamente scavata nella roccia che va fatta risalire al VI-VII secolo, ha una pianta quasi quadrata con due altari, uno di essi è inserito in una nicchia affrescata con un Cristo Pantocratore ricavata nella parete est. Nelle altre pareti si trovano dipinti come l'Annunciazione, il Martirio di Santa Febronia, tre figure maschili, una figura di vescovo forse San Gregorio Magno, una Santa Lucia, un affresco con Adamo ed Eva e una Santa Febronia o Santa Anastasia.
La Basilica invece, viene fatta risalire al periodo tardoimperiale. E' una costruzione singolare di cui si conservano l'abside ed alcune colonne. Molto piccola. era poco adatta a contenere i fedeli, tanto che si ipotizza la possibilità che essi assistessero dall'esterno alle funzioni religiose. La chiesa non aveva vere e proprie pareti laterali, ma una leggera cortina di archeggiati entro i quali erano inserite delle porte che venivano aperte durante le funzioni. Comunque, recenti studi affermano che la stessa basilica, nel XVI sec., doveva essere una chiesetta appartenente all'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme.

Alla Fine del primo millennio d.C. vanno fatte risalire le prime notizie, sepur dubbie, del centro abitato. Stefano Bizantino, vissuto intorno alla metà del VI secolo, afferma l'esistenza in Sicilia di una Cora, cioè di un centro abitato e probabilmente sede amministrativa di un vasto comprensorio, col nome di Pelagonia, in pieno periodo bizantino. Il Manni, conoscendo bene i resti archeologici sparsi nel territorio, afferma che è molto probabile che questo centro possa essere il centro abitato in contrada Coste di S. Febronia. Secondo il Messina, l'attuale centro non è altro che il trasferimento in luogo più accessibile, strategicamente più importante trovandosi al confine tra la diocesi di Catania e di Siracusa e a guardia della probabile strada che collegava il territorio di Mineo con Paternò, appartenente entrambi ad un'importante famiglia di origine normanna e al centro di un comprensorio ricco di insediamenti abitativi.

Il Feudo e l'origine del centro abitato

Il Pirri riportando una bolla di Urbano II del 1093 la menziona, avente però allora un diverso nome. Tale bolla è quella che riconosceva e confermava la restaurazione e ricostruzione del vescovato di Siracusa, fatta dal conte Ruggero dove sono tracciati i confini all'interno del quale si trovano i centri abitati di Lentina, Nota, Pantegra, Cassibula, ecc. "...et alia castella et casalia", l'autore alla parola Pantegra annota "eius loco Palagonia". Il primo documento che la riguarda è una bolla papale emanata da Alessandro III, datata 1169, che elenca i paesi che appartenevano alla diocesi di Siracusa. Intorno al 1240, venne infeudata a Vinito di Palagonia e successivamente a Francesco. Ma poichè erano dei guelfi, furono espropriati da Federico di Svevia nella perenne lotta contro il papato. Nel 1282 è in possesso di Ruggero di Lauria che non esita a saccheggiarla quando, tradendo il re di Sicilia Federico III, si unisce con il fratello Giacomo re d'Aragona alleato degli Angioini. Successivamente il feudo passò a Blasco Alagona, a Ruggero di Passaneto, a Francesco Ventimiglia, a Ubertino La Grua, a Berengario Cruyllas e a Calcerado Sanminiato che, nel 1407, lo vendette a Giacomo Gravina. Fino a tale epoca era un piccolo casale rurale arroccato ai piedi del poggio Croce e protetto da un castello che durante la Guerra del Vespro servì all'esercito angioino per fare razzie nel territorio circostante. Nella seconda metà del XIV secolo, si verificò un evento di cui non c'è rimasta memoria, ma è confermata dal calo di popolazione (dai 365 abitanti circa nel 1366 ai 60 abitanti circa del 1440) e dalla richiesta fatta dai Gravina, nel 1450, di ripopolare il feudo e di costruirvi una torre o castello.

Nel 1542 il paese venne distrutto dal terremoto tanto che il Fazello riferendosi al paese ricostruito, lo dice Recenter. Come molti paesi della Sicilia orientale anche Palagonia subì notevoli danni durante il terremoto del 1693; il paese venne completamente distrutto e si ebbero 40 morti. Due vicende sono legate a questo avvenimento: la prima è la fondazione della chiesa del Crocefisso (le altre, distrutte, erano inutilizzabili), del "Palazzo" della fontana di san Gerolamo nell'attuale "piazza vecchia" e la colonna con Santa Febronia vicino la chiesa della Madonna di Trapani; l'altra, è l'istituzione della festa che si tiene l'11 gennaio di ogni anno per commemorare i morti e per ringraziare S. Febronia dello scampato pericolo.

Dal 1860 in poi, tutto il paese è proiettato alla conquista delle terre, infatti, nel 1854 muore senza figli, l'ultimo principe di Palagonia e per testamento lascia tutti i beni ai poveri di Palermo, dimenticando in quale miseria vivessero gli abitanti che erano stati sudditi fedeli della sua famiglia per più di cinque secoli. Da questo momento in poi i contadini palagonesi iniziarono la lotta per ottenere la terra che avevano lavorato da sempre. Dopo una lunga serie di scioperi, il 14 agosto 1902, i contadini si scontrarono con i carabinieri (colpa di alcuni gabelloti che si erano infiltrati tra essi). Nella zuffa si ebbero feriti di cui alcuni molto gravi. Nei giorni seguenti venne eseguito l'arresto di una trentina di persone. Ma la lotta non si fermò, anzi, seguirono scioperi e occupazioni fino a quando nel 1923 si ebbero i primi atti di compravendita. Lotte per la terra si ebbero ancora negli anni cinquanta quando i Palagonesi, insieme ai contadini di Mineo e Grammichele occuparono le terre del feudo di Naftìa del principe Grimaldi. Nell'immediato dopoguerra Palagonia ha subìto una trasformazione notevole: l'impianto di aranceti ha portato vistosa ricchezza al paese ma nonostante questo, non si è riusciti a risolvere il bisogno più urgente per l'uomo: l'acqua. Tanto che tra il 12 ed il 14 aprile 1980, avvennero degli scioperi, culminati in una sommossa popolare che fece conoscere Palagonia in tutta Italia.